Articoli recenti

GROOVE

.

Nella ripetizione l’assenza dell’individualità apre alla possibilità dell’essere, confermando
l’appartenenza
a un principio ossimorico di noi.
Dentro
Un’atomo
di tempo
PAUSA
Il vuoto esplode sempre
GROOVE
CONCEPT: Camilla Giani
SVILUPPO IDEA COREOGRAFICA E MUSICALE: Camilla Giani/SADI
Una produzione Compagnia degli Istanti
Con il sostegno di: The Loom Movement Factory e MAD Murate Art District

GROOVE è principalmente un termine musicale che indica la sensazione ritmica che fa muovere, ma significa anche solco. Il groove è un atto relazionale. E’ l’esplosione che nasce dall’incontro tra tempo e spazio, tra suono e danza, tra individuale e collettivo. Il ritmo primario che ci radica e ci riconosce. Pulsazione come comunità Questo progetto vuole sostare nella relazione tra corpo e ritmo, attraverso la ripetizione, l’ossessione, il ritorno, il battito. Vogliamo ‘scavare un solco’, ripercorrere suoni e gesti appartenenti ad archivi epidermici, ricercare una spinta originale per riconoscere il proprio corpo universale.

Alla base del lavoro vi è una concezione del tempo non lineare ma ciclica: il presente non si esaurisce, ma ritorna e si trasforma. In questa prospettiva, la ripetizione non produce staticità, ma genera differenza e intensità.  La ricerca prende avvio da una cellula minima: un battito e il suo ritorno. Tra un’apparizione e la successiva si apre un intervallo di tempo e di spazio. Ciò che genera continuità non è il contenuto dell’intervallo né la sua durata, ma il principio della ripetizione stessa. Il ritmo viene osservato come una tecnologia relazionale: un solco che attraversa i corpi e rende possibile l’esperienza di un collettivo che nasce dall’attivazione di una risorsa corporea condivisa attraverso il corpo, inteso come spazio comune dell’esperienza umana, generando forme temporanee di sincronizzazione tra presenze differenti.

Camilla Giani/SADI

Questo lavoro si è sviluppato in collaborazione con SADI, musicista e ricercatore del suono.

In GROOVE la materia fisica e quella sonora rispondono alle stesse regole drammaturgiche: ripetizione come sorgente di variazione, ritmo come polo gravitazionale. La visione coreografica e quella musicale si sono sviluppate in maniera dipendente e costantemente influenzate vicendevolmente e l’indagine si è arricchita di prospettive reciproche. La composizione musicale di Groove, inclusi i silenzi, sono atti scenici tanto quanto il corpo è strumento musicale.